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PHOLETERION
Libera Associazione informale per lo studio e lo sviluppo della naturale religiosità
e delle reali potenzialità umane,
e per una psicologia dell’Uomo a venire

Le conversazioni

Conversazione 1
raccolta da Giuseppe D’Andrea – 20 dicembre 2019

 gamma ray burst rosetta stone

"Stiamo andando in un posto bellissimo facendo un viaggio terribile."


In quale fase del progresso dell’Umanità ci troviamo?

L’Umanità si trova a un bivio. Sta terminando una fase e ne sta iniziando un’altra, ma le due fasi sono attualmente compresenti e, come è nella natura delle cose, confliggono tra di loro.

È per questo che si fa quasi palpabile un generale senso di smarrimento?

In verità, lo smarrimento lo avverte solo chi ha la percezione delle due fasi contemporanee in atto, perché ha la coscienza di quanto sta avvenendo, e quindi la coscienza di sé nel conflitto. Il conflitto è infatti principalmente all’interno della stessa natura umana, è la jihad vera; solo poi, riguardando una grossa parte dell’Umanità, esso si manifesta sul piano sociale. In questo momento, le due nature umane che ne costituiscono la dualità fondamentale e che finora hanno mantenuto un equilibrio dinamico fondato proprio sul conflitto, si stanno separando, come farebbe una coppia di coniugi che dopo anni litigiosi insieme, alla fine decidono di divorziare. In realtà, il conflitto è un potente aggregante, come lo è l’amore… tanto che – come si vede con chiarezza in questi tempi – si finisce per confondere l’uno con l’altro. Ma in questa fase, viviamo il tempo tempestoso della separazione. Non si vede ancora con chiarezza come, superato questo momento, il collante delle cose, di tutte le cose, (il gluone direbbero i fisici), sarà l’Amore. In verità, dell’Amore si sa ben poco, perché finora l’Umanità ha sperimentato il suo effetto sulla propria natura organica e l’ha dunque percepito come attrazione sessuale o sentimento, ma non ha mai avuto veramente l’opportunità di vederlo come Forza, nel senso che non si è mai manifestato come ipostasi.

Chi però allora non si sente smarrito?

Quelli che non hanno coscienza della lacerazione che avviene dentro di loro perché in loro non avviene… La separazione di cui si parla procede dal processo di individuazione e di conseguente presa di coscienza delle due nature, umana e divina, dell’essere umano. L’Essere allora appare come l’individualità vera che abita l’organico, che lo investe e lo vivifica. La coscienza di essere, dopo aver risieduto nell’unità somato-psico-energetica che è l’individuo umano, si sposta allora sulla sua natura divina e solo lì si riconosce come Viv-Ente. Ma ciò presuppone che in quell’individuo le due nature siano abbastanza individuate e forti da poter confliggere paritariamente, e questo non è scontato. In molta parte dell’umanità, l’aspetto dell’animalità umana che R. A. Schwaller de Lubicz aveva così bene individuato e il dominio della quale egli affidava ai Maestri che lodava, risulta tanto preponderante da oscurare la natura divina e, in molti casi, da soffocarla e ucciderla. Se dunque non vi è conflitto tra le due nature, perché una sola è presente ed attiva, non vi può esserne coscienza.

Quelli che questo conflitto lo vivono, come possono restare in equilibrio?

Quando si parla di essere in equilibrio ci si riferisce in genere ad un equilibrio da trovare tra istanze contrapposte, tra emozioni inconciliabili, tra paura e necessità di farle fronte. Ci si riferisce a quella zona del sistema biologico umano che si chiama Psiche. Ora, spesso si confonde la psiche con la mente, e quindi si confonde la propria identità con il pensiero che si produce. Quando questo pensiero cessa di essere lineare, sembra che fluisca incontrollato e genera confusione; a volte questa confusione cresce tanto da gettare le persone nel panico perché nulla fa più paura che perdere il controllo della propria vita.
Ma bisogna dire che la psiche appartiene appunto a quanto viene generato dall’animalità umana, attraverso la sensazione e l'emozione; non dall’Essenza. L’Essenza è in equilibrio sempre, e se è l’Essenza ad aver preso il sopravvento sull’animalità, essa risulta perfettamente stabile e la coscienza che le appartiene osserva lo smarrimento dell’altra parte come positiva, perché indicativa di qualcosa che, precipitata in un processo entropico, si sta esaurendo. Il che risulta liberatorio.

Spesso la nostra mente è fuorviante e non aiuta a cogliere l’insieme, in tutto questo... è un nostro limite…

Come si diceva, ciò è vero solo se ci si identifica con la propria mente. L’animale umano usa la mente proattivamente, ma per l’Essenza essa è semplicemente uno strumento di indagine della realtà percepita. Non ha una sua vita se non quella strumentale. Bisogna dire che questo strumento è utile e necessario per indagare quello che la Tradizione chiama a volte “questo basso mondo” e che l'uomo in genere chiama (ingannato dalla mente) realtà; per indagare l’Altro, quello che si suppone essere il “mondo alto”, occorre la Coscienza, che è altra cosa, e che si articola in diversi stati. Ora, per quanto concerne l’esperienza umana individuale, in condizioni normali non viene esperito che “questo basso mondo”, e in esso non si può trovare equilibrio perché, strutturalmente, esso non c’è… si parla infatti di sistema complesso lontano dall’equilibrio, quando questo mondo vivente viene interpretato dalla bio-fisica. Dunque, per liberare l’Essenza (che a volte è chiamata “Corpo di Luce”) occorre un Lavoro specifico, altamente “professionale”, che culmina con lo stabilirsi della Coscienza in essa. Quando questo è stato fatto si coglie l’insieme, si può utilizzare la mente solo quando serve, e non si può più essere fuorviati.

Quello di cui parliamo è dunque un percorso, un insegnamento, una… Via; ma non vi è il pericolo che le vicende, i sentimenti, le dipendenze che quotidianamente si vivono possano distrarre se non addirittura allontanare dal Percorso?

Esistono diversi percorsi, pur essendo unica la Via. E ciò perché, a seconda della condizione iniziale e soprattutto “reale” dell’aspirante, è necessario affidarlo a cure specialistiche. Vi sono alcuni ai quali è consigliato trovare forme di compensazione dei propri vuoti, o conflitti, o dis-equilibri; ed altri la cui “natura” vede prevalere costituzionalmente gli elementi che ne fanno un potenziale “operatore”… un guerriero della luce, si potrebbe dire, se questo termine non fosse abusato ed eccessivamente letterario. In questo caso, il “percorso” diventa un vero e proprio addestramento, che comporta lo sforzo assistito di uscire dalle dipendenze spostando il focus della propria coscienza dalla natura di figlio dell’uomo a quella di Figlio di Dio, di assumere la coscienza della propria funzione e di identificarsi con essa.
Nella fase attuale, questa funzione è quella di “stare in mezzo”. Ci si riconosce quindi come elemento funzionale del cambiamento e si è posti sulla soglia come elemento facilitatore della transizione. Si capisce così che la parte umana della vita è semplicemente una conseguenza dell’”essersi incarnato come funzione”. Se si riesce a riconoscere la scintilla iniziale che ha portato ad essere questa funzione, si accoglie la condizione umana come un fatto inevitabile e tutte le conseguenze che questo comporta sono interpretate dando loro il giusto peso… Insomma, il focus spostato sulla funzione cambia totalmente la prospettiva: ciò non significa smettere di soffrire a causa delle vicende quotidiane, ma che esse vengono interpretate come inevitabile “danno collaterale”.

Uno dei grandi misteri è la differenza tra gli esseri umani: sembra esserci una minoranza di persone sulla soglia, mentre è evidente che la grande massa sembra concentrata ad alimentare questo mondo morente.

La visione deve essere complessiva. Tutto ciò che è Mondo è contemporaneamente un Universo sistemico e caotico. Non siamo gli unici a fare un percorso spirituale riconducibile alla Tradizione, e il nostro è un percorso specialistico. Bisogna capire che all’interno del Sistema, che è uno, agiscono però diversi elementi discreti che sono in relazione tra di loro. La specificità di ciascuno di questi elementi determina la qualità complessiva del Sistema. Quindi non si può chiedere (né è auspicabile) che gli elementi siano tutti uguali o omogenei: devono essere diversi. Prendiamo il Sistema “Umanità”, che a sua volta fa parte di un Sistema più vasto: cosmico, universale, multiversale, etc. Ognuno di noi esplica con la sua vita una funzione specifica all’interno del Sistema, e ciò basta. C’è qualcuno che può fare certi passaggi, mentre altri non possono farlo. E ci sono tutti i prodotti delle interazioni tra questi esseri, secondo quanto troviamo spiegato in Genesi, o,  per esempio,  nel Libro di Enoch etiopico: ci sono quelli che scendono dall’alto verso il basso, che sono i figli di Dio; ci sono i figli degli uomini, e poi gli incontri tra i figli degli uomini ed i figli di Dio e tutti gli ibridi variamente costituiti perché prodotti da queste interazioni forti. Fondamentalmente, ma con molte sfumature, vi sono dunque le seguenti tre categorie: quelli che sono scesi dall’Alto e che non hanno scelta; quelli che sono i figli degli uomini e che a loro volta non hanno scelta perché stanno all’interno di un processo che serve semplicemente a mantenere costante la generazione umana, la quale tende a riprodursi e basta; e gli ibridi (dei quali si illustrava poco fa il conflitto) che possono decidere se dare forza alla loro natura di animale umano o a quella di Figlio potenziale di Dio, chiedendoGli di essere riconosciuto attraverso il proprio Lavoro. Questa è una loro libertà. Però, si badi bene, non è una questione di gradi di nobiltà: ognuno ha la propria funzione in questo sistema unico in evoluzione nel quale tutti sono partecipi, e dunque ognuna delle due scelte possibili ha pari dignità, se consapevole e libera, e non subìta.

Qual è la specificità del nostro percorso?

Di essere una sorta di scuola di gladiatori, se vogliamo usare una metafora. Per essere gladiatori occorrono alcune caratteristiche: bisogna saper combattere e sapere anche che quando scendi nell’arena puoi vivere o morire, fa parte del gioco. Naturalmente, qui per morire si intende “spiritualmente”. L’addestramento del gladiatore è durissimo e necessario, perché è questione di vita o di morte e se non ci si addestra bene si rischia, appunto, di morire. Così come i gladiatori, si proviene da una condizione di schiavitù e, attraverso le vittorie nell’arena, si può aspirare ad ottenere la libertà. I gladiatori combattono contro la propria condizione e per farlo devono combattere con altri della stessa specie per affinare reciprocamente le proprie capacità. Ma i combattenti sono amici fraterni, e sono consapevoli dell’utilità del loro combattere fraterno: è un concetto insomma molto cavalleresco… il  percorso spirituale necessita di una qualità guerriera vicina a quella di un cavaliere medioevale. Molte altre strade sono di altra natura, con le proprie caratteristiche e le proprie responsabilità. Ci sono Scuole che hanno come fine il portare gli uomini verso una condizione di vita migliore all’interno della propria umanità, altre scuole che servono per portare fuori dalla propria umanità, altre che riguardano coloro che nella propria umanità ci sono caduti per necessità, i Maestri... Esistono Scuole per Maestri. Quello che è che anomalo è che molte di queste scuole spesso risultino a volte in conflitto tra di loro, anziché essere unite nel rispetto delle proprie diversità, e questo è molto…umano, troppo umano, e spinge a chiedersi se queste scuole siano effettivamente Tradizionali, o se lo siano formalmente ma non funzionalmente.

Come può essere spiegato questo percorso, visto che non è riconducibile a nessuna religione specifica conosciuta? Che significa appartenere alla Tradizione?

Appartenere alla Tradizione non è una scelta culturale, ma il  riconoscimento della propria natura. È difficile parlare del nostro percorso perché tutti chiedono “da dove vieni?”, ti chiedono un curriculum… “A quale filone culturale ti riferisci?”  Ma tutto ciò che è culturale è umano, perché è il prodotto di ciò che l’uomo ha imparato di se stesso attraverso i millenni. Quello che è Divino non è culturale, quindi in realtà non è nemmeno descrivibile, perché la Verità non è una opinione, ma una Visione. Il problema di chi fa il nostro Lavoro è quello di descrivere la Visione con grande sincerità e semplicità, senza l’interferenza dell’interpretazione. Difficile far capire che quello che si fa e si dice non è l’espressione di una propria opinione, ma è la descrizione della propria Visione. Quest’ultima è sì la capacità di vedere, ma la Visione è un assoluto e basta. A volte capita di esprimere la propria Visione a qualcuno che magari ha fatto lunghi percorsi, ma l’interlocutore la interpreta come una opinione e risponde “sì, ma io invece penso che…”. A quel punto chi parla preferisce rinunciare alla conversazione perché è molto doloroso, perché sembra di aver recato una grande offesa alla Verità descrivendola, perché si è permesso che venisse ridotta a opinione... Le persone si confrontano a suon d’opinioni, ed è chiaro che queste non hanno nulla a che vedere con la Verità.

La spada si Al Khidr 

La Tradizione è precedente a tutte le religioni rivelate…

La Tradizione – si dice - è un fiume carsico che alimenta la vita in generale, in senso complessivo, emergendo qua e là quando serve in situazioni adeguate e particolari, in luoghi e tempi diversi, assumendo ogni volta nel luogo e nel tempo in cui si manifesta la forma necessaria a quel tipo di umanità. C’è quindi una continuità tra tutto ciò che appare nel corso della storia dell’Umanità e che appare invece discontinua, perché è difficile per la nostra mentalità mettere insieme culture come l’Antico Egitto, o l’Antica Persia, ad esempio con Gesù Cristo. In realtà c’è continuità, anche tra cose e religioni che appaiono come opposte.
La Tradizione non è un fatto culturale, antico e appartenente dunque a un passato da ricordare o celebrare con qualche rito, ma è eternamente viva. Ci si deve riferire allora alla Tradizione per come è viva oggi. E la Tradizione è fatta di esseri concreti, non è un accumulo di conoscenze, ma è una persistenza di esseri Viventi che sono in parte incarnati ed in parte no. 

In un mondo di cultura relativista come è l’attuale, dove il caos e la moltitudine di informazioni tendono a confondere, è difficile veicolare un messaggio come questo, che sottintende una fede assoluta.

No, non un fede assoluta, ma una fede nell’Assoluto. Se ci si riesce si va oltre il conflitto, e si vedono le cose sotto un altro punto di vista: c’è un Progetto Divino ed il Multiverso, il complesso di tutte le cose che ci sono sia all’interno del Creato che all’interno dell’Increato, che procede verso una direzione prestabilita, e quindi tutto ciò che ci sta dentro non può non andare che in quella direzione… Si può solo concorrere alla riuscita del progetto, volontariamente o meno.  In questo quadro, prendere una posizione piuttosto che un’altra è insignificante ai fini del Progetto in sé, ma decisivo rispetto al destino della propria Essenza. Bisogna trasformarsi in co-cretaori, ma per farlo bisogna essere consapevoli di dove si sta andando. Infatti, si può intervenire ed essere utili ai processi solo se li si conosce. Vedere, riconoscere ed in piena libertà aderire al Progetto… ed è in questo modo che ci si rende parte attiva.

C’è un processo evidente degli ultimi anni, quello delle migrazioni, che è un tema caldo... Lo si può collocare su un piano che vada oltre il semplice approccio sicurezza/insicurezza, accoglienza/respingimento?

Sì, è qualcosa che fa confusione e insieme ne è espressione… ma con-fusione è “fusione insieme. La migrazione come è percepita è un esempio della miopia di coloro i quali osservano analiticamente alcuni processi estrapolandoli da una visione globale. Il fenomeno della migrazione finché è interpretato sul piano dei confini nazionali o della sicurezza, non è collocato nella giusta dimensione. Il movimento di tutta l’Umanità verso il nord rappresenta il richiamo dell’Uomo verso l’alto, e una delle fasi in cui si dà risposta a questo richiamo è la riunificazione delle varie qualità umane, rappresentate dalle diverse razze attualmente presenti. In altre parole: l’umanità deve diventare Una e devono cominciare ad emergere Esseri Umani in cui geneticamente siano presenti in sintesi le caratteristiche di tutte le razze, perché è questo completamento organico dell’animale umano che può consentire l'innesto dell’ultima qualità che noi chiamiamo “dimensione di luce”, che trasformi questo essere in qualcosa di in-umano e quindi diventi il seme della nuova razza che nella Tradizione  negli ultimi trent’anni è nota come “razza trasparente” e che, precedentemente era detta dell’”uomo perfetto” o dell’”uomo di Luce”.
Insomma, deve nascere una Umanità fatta di Luce. Quando si parla di “Luce” non si fa riferimento a qualcosa di poco concreto, ma a qualcosa che ha a che fare con la fisica quantistica. Gli scienziati stanno riscontrando la concretezza dei cambiamenti in atto con le loro scoperte ed intuizioni... per esempio, in questo periodo assistiamo a forti emissioni di raggi gamma provenienti dalle profondità del cosmo che, per loro natura, sono capaci di modificare il DNA dell’essere umano, cambiando la vibrazione delle cellule, e producendo mutamenti genetici.

 

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